10question10photos10answers – Lorenzo D’asaro

Sono veramente contento di presentare questa intervista.

Ad essere intervistato è infatti il mio amico Lorenzo, fotografo dotato di grande sensibilità, che ha un approccio dannatamente bressoniano alla fotografia e capace di ottimi bianconero.

Verranno affrontati tantissimi temi inerenti alla fotografia di strada, compresi alcuni spesso sottovalutati come la “filosofia” dell’approccio al soggetto o altri più “banali” riguardanti per esempio l’attrezzatura fotografica.

Se volete vedere qualche altra sua foto potete andare su http://www.flickr.com/photos/lorenzda/

Buona lettura!

I’m really glad of this interview to my friend Lorenzo, a photographer with a great sensibility, with a stunning bressonian approach to photography that is also capable of making great black and white images.

In this interview you will find some interesting themes about street photography, like the philosophy of approaching your subject or simply a discussion about photographic equipment.

If you want to see more photos by him you can click http://www.flickr.com/photos/lorenzda/

Enjoy it!

1. ITA – Ciao Lorenzo, è per me un vero onore averti ospite di itsalwaysluck! Da un anno circa ci conosciamo e da allora abbiamo condiviso molte passeggiate fotografiche, esplorando la nostra amata Palermo in lungo e in largo.
Ho appreso da te tante cose, e sarebbe molto bello rendere partecipi i nostri lettori riguardo il tuo modo di fotografare.
Ci parli di come e quando hai iniziato a fotografare “sul serio”?

L’onore è tutto mio!  Per la fotografia ho avuto una sorta di folgorazione tardiva sulla “via di Damasco” sotto i 30 anni, diciamo con l’arrivo della prima figlia. Prima il mio amore era stato molto platonico e molto molto dilettantistico, anche se ho sempre nutrito una grande ammirazione per i Maestri. E’ così scoccata una grande passione  all’inizio molto ribaltata all’interno della famiglia, segnata dall’arrivo della prima reflex (galeotto il dono di un mio fraterno amico). Poi, gradatamente c’è stata una espansione del livello d’interesse con il superamento della sfera più intimistica e privata. Credo di avere molto, tanto, forse troppo da imparare. Un possibile messaggio di sintesi, a consuntivo, è proprio questo: non si finisce mai di sbagliare e quindi di imparare ed è doveroso accettare sempre di mettersi in discussione.

1. ENG – Hello Lorenzo, it’s a pleasure to have you as  guest of itsalwaysluck! We know each other from about a year and since then we shared many photographic walks, exploring our beloved city, Palermo.
I learned many things from you and it would be very nice to  share with our readers  your way of photographing.
How and when did you start shooting “seriously”?

The honor is all mine! I had a sort of late shock  for photography on the “road to Damascus” under 30 years old, with the arrival of my first child. Before this my love for photography was very platonic and very very amateur, although I have always had a great admiration for the Masters. So strucked a great passion marked by the arrival of the first reflex ( a gift from one of my close friend.) Then, gradually there was an expansion of the level of interest by passing over the intimate and private sfere. I think I have a lot, perhaps too much to learn. A possible summary message, it’s just that you never stop making mistakes and you never stop to learn and it’s right to accept this.

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2.Sei un grande appassionato del genere street/reportage. Ci racconti come e quando hai preso questa “infatuazione”?

Non ho una risposta ispirata per questa domanda. Non posso dire di avere subito la fascinazione dei grandi maestri. Come ho già detto la mia è stata una passione tardiva, appena sotto i trent’anni, ma inesorabile e indistruttibile  una volta sbocciata. In fondo mi è stato da principio ben chiaro di non avere un talento eccezionale  su cui puntare e ho piuttosto raccolto quasi casualmente la grande sfida di superare una certa timidezza e una difficoltà di relazione anche attraverso una presenza quasi nascosta, o comunque mimetizzata, in rapporto all’altro. All’inizio ha fatto la parte del leone la ritrattistica più di maniera, complice anche la mia famiglia in fase di costituzione. Poi gradatamente, in connessione con un modo più leggero ed agile di fotografare, è maturata la mia propensione per la foto di strada. Ed il mio tempo “libero”  ritrovato in opposizione a quello lavorativo, alquanto intenso, è diventato via via il tempo fotografico per le “uscite”  a girovagare, spesso senza una meta prefissata. Per fare questo ho potuto contare sull’amorosa e paziente disponibilità di mia moglie che mi ha sempre lasciato fare. Il bello è che l’infatuazione permane ancora adesso e a prescindere da qualsiasi  valutazione dei risultati e dalla loro classificabilità secondo le categorie delineatesi in ambito fotografico. Ho infatti il grande privilegio di poter coltivare semplicemente un hobby costoso e impegnativo sì ma in quanto tale assolutamente  sottratto ad obbligo di rendiconto, tranne che nei confronti di me stesso.

2.You are a big fan of the genre street / reportage. Can you tell us how and when did you get this “infatuation”?

I have no inspired answer for this question. I  haven’t suffered the fascination of the great masters. As I said mine was a late passion, just under thirty y.o., but, once blossomed, it was relentless, indestructible. I was sure from the beginning of not having an exceptional talent and I raised almost randomly rather the great challenge to overcome a certain shyness and a difficult relationship through an almost hidden, camouflaged or otherwise, in relation another. At first he did the lion’s share is more than a portrait, also because of my family being set up. Then gradually, in connection with a more lightweight and agile to photograph, has matured my penchant for street photos. And my “free” time found himself in opposition to the business, very intense, it became gradually the photographic time for the “outputs” to wander, often without a fixed goal. To do this, I could count sull’amorosa patient and availability of my wife who has always left me to do. That infatuation persists even now and regardless of any evaluation of the results and their classification in photographic categories. In fact, I have the great privilege of being able to cultivate a expensive and challenging hobby, but absolutely without accountability, except in relation to myself.

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3.Le tue foto mi ricordano molto Bresson. Chi sono i tuoi fotografi preferiti? Hai un maestro, ideale o reale, a cui ti ispiri?

La risposta, negativa, è già implicita in quanto ho già detto. Resta il fatto che una cosa è prendere qualcuno a modello (=avere la presunzione di…) altra cosa è ammirare un certo modo di fotografare che in qualche misura entra a far parte di un certo modo di percepire se stessi  anche in rapporto con il mondo esteriore. Da questo punto di vista mi ha sorretto e mi sorregge  una autentica venerazione per HCB del quale per lunghi anni mi ero convinto potesse essere sottratto alla morte fisica, tanto che la notizia della sua scomparsa ultranovantenne mi ha arrecato un lutto profondo e lentamente elaborato, quasi come per una persona di famiglia. Ma la mia mente e il mio sguardo corrono pure ad altri francesi, penso a Doisneau e a Boubat, pur così diversi tra loro e rispetto a HCB, eppure così vivaci e acuti nell’intercettare la percezione di momenti di realtà e a creare quella sospensione temporale che connota, secondo alcuni in modo esclusivo, la fotografia. Per non dimenticare la grande lezione surrealista di Brassai con la sua ricerca della notte e delle situazioni anche difficili, con quell’eleganza e forza delle immagini che possono nascere  non solo da una grande cultura ma soprattutto da una grande capacità di ascolto.

3.Your photos remind me Bresson. Who are your favorite photographers? Do you have a teacher, ideal or real, who inspires you?

The negative answer is already present in what I said. One thing is to take someone as model (= to have the presumption of …) another thing is to like a way of shooting that become part of perceiving themselves in relationship to the world. From this point of view, i have a genuine reverence for HCB; for many years I was convinced that he would escape “physical” death, so  the news of his death caused me a deep mourning, almost as he was a family member. But my mind and my eyes run also to other French, like Doisneau and Boubat, though so different from each other and in relation to HCB, yet so vivid and sharp to intercept the perception of reality and create moments of suspension of time that connotes photography. Not to forget the great lesson of surrealist of Brassai with his search for the night and of difficult situations, with that elegance and power of images that can arise not only from a great culture but also from a great ability to listen.
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4.Hai un modo molto elegante e cortese nell’interagire con i soggetti che fotografi, cosa che ti permette di fotografare anche in situazioni potenzialmente “difficili”.
Ci racconti come hai sviluppato questo approccio?

Posso richiamare qui un aspetto interessante anzi fondamentale dell’atto fotografico, ponendomi dal punto di vista dell’autore, di colui che materialmente effettua lo scatto, facendo partire l’otturatore della macchina. Ora mi sono accorto e ne resto sempre più convinto che questa è un’apparenza di realtà, nel senso che nell’agire fotografico si pone piuttosto un’interazione  forte tra il soggetto (autore) e il soggetto “oggetto” al punto che risulta  impossibile pensare che il secondo entri in scena senza il contributo del primo (cosa ovvia) ma anche (cosa molto meno ovvia) che il primo entri in scena senza l’aiuto del secondo. Perché questa seconda entrata in scena sia indispensabile è ben compendiato secondo me dalla tesi del “contro scatto”  di Wenders. In ogni foto  si può intravedere la silhouette del fotografo e questo è  molto plausibile se si pensa a come ogni determinazione dell’essere umano risenta del suo portato di esperienza, cultura, sensibilità…Ma lo è anche in modo più pregnante in campo fotografico per la caratteristica “mortifera” del gesto.Da tutto questo sproloquio possono farsi discendere alcune considerazioni che in qualche modo riscontrano la tua domanda: per legittimare l’atto fotografico occorre una forte presenza dell’autore, una sua propensione all’incontro. Se manca, la foto sarà priva di anima (è ciò che accade il più delle volte).E tutte le volte che mi è mancata la capacità per questo approccio inteso non come esercizio  di stile ma come tensione verso l’altro è stato perché attraversavo un periodo di chiusura, di aridità se non di ostilità verso il prossimo. Ma dall’altro lato del rapporto, la stessa efficacia condizionante va riconosciuta al fatto che il soggetto accetti (in forme che non sono necessariamente quelle canoniche del consenso espresso) di partecipare all’evento o comunque di mettersi in relazione. Per questo è fondamentale un approccio che può anche essere indiretto, implicito, o al contrario esplicito se non provocatorio. Insomma secondo me la street è una foto di “umani” e tra “umani” e pende sempre in un misterioso, direi magico equilibrio, tra  il peso di un soggetto e quello dell’altro.

4.You are very elegant and kind when interacting with the subjects that you photograph, and this ability allows you to take pictures even in potentially “difficult” situations.
How did you develop this approach?

I mention here an interesting aspect of the photographic act from the point of view of the author, the one who takes the picture firing the shutter of the camera. Now I realize and I am more convinced than before that this is an appearance of reality, in the sense that there is a strong interaction between the subject (the author) and the subject “object” – it is impossible to think that the second enters the scene without the contribution of the first (obvious), but also (which is much less obvious) that the first enters the stage without the help of the second. Why this second scene entry is essential in my opinion is well summarized by the thesis of “counter click” by Wenders. In each photo you can see the silhouette of the photographer and this is very plausible if you think about how each determination of the human being is brought by his experience, culture, sensitivity … But it is also more meaningful in the photographic field for the “deadly” gesture. From this verbiage may be down some considerations that somehow found your question: to legitimize the photographic act requires a strong presence of the author, his propensity to “meet”. If this misses, the photo will be devoid of soul (this is what happens most of the time.) And every time that I missed the ability for this approach – not as an exercise in style, but as an “extension” to the other  – it was because i was crossing a period of closure, dryness if not hostility towards the others. But on the other side of the relationship, as effective conditioning must be recognized to the fact that the subject agrees (in ways that are not necessarily the canonical consent) to attend the event or at least to relate. This is why is fundamental an approach that can also be indirect, implicit or explicit if not provocative. So I think that street photography is a picture of “human” and between “human” and hangs forever in a mysterious, magical balance I would say, between the weight of a subject and that of another one.

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5.Possiedi delle fotocamere e degli obbiettivi veramente invidiabili, tra cui spicca la tua splendida attrezzatura Leica.
So però che ultimamente utilizzi con grande soddisfazione attrezzatura meno “nobile”, scusate il termine, e con questo voglio riferirmi alla Olympus OM-D e alla Fuji X100.
Cosa ti porta a scegliere una macchina rispetto a un’altra quando devi uscire a fare foto? Inoltre, hai una focale preferita?

L’argomento si presta a mille equivoci e fraintendimenti. Resto convinto che il “mezzo” sia in quanto tale strumento appunto, ma poi sono portato a riconoscere una certa diversa efficacia/efficienza di un mezzo rispetto ad un altro.  Inoltre vi sono aspetti diciamo psicologici e culturali, una certa resistenza al cambiamento, la difficoltà di rivedere un certo modo di pensare e di mettere in discussione le proprie certezze. Per Leica rimane intatta la mia affezione di un tempo, quando mi sono affacciato  all’esperienza della fotografia a telemetro grazie al progredire delle mie difficoltà a focheggiare con precisione con lo stigmometro della ottima reflex. Considero Leica imbattibile per un certo tipo di fotografia a luce ambiente e mi riferisco essenzialmente alla pellicola, principalmente in bianco e nero. Devo però riconoscere che con l’avvento del digitale si è realizzata un’autentica rivoluzione che se pure ha sconvolto l’universo chiuso degli anni ormai lontani dell’era “analogica” ha avuto il merito di riproporre la fotografia in una dimensione popolare del tutto nuova, talora di difficile gestione e interpretazione. ma sicuramente molto sfidante. In questo nuovo universo le nuove tecnologie possono raccordarsi con la esperienza culturale e il patrimonio operativo che si era accumulato ed offrire così la piattaforma per una crescita e un miglioramento qualitativo. Le macchine digitali che hai nominato si sono inserite perfettamente nel mio corredo, in termini di versatilità e praticità d’uso, anche se il fascino che sprigiona dalla mia Leica Mp resta insuperato. Soprattutto una vera focale “50”, la mia preferita, rimane per me ragione di preferibilità del sistema Leica M  a pellicola. Infatti non ho potuto e neanche cercato di implementare il mio equipaggiamento affiancando  alla mia Leica digitale, la M8, la “full frame” (M9):  provo ancora  una forte irritazione per come Leica ha gestito il passaggio al digitale, lanciando il modello “full frame” dopo neanche due anni dal varo della M8, e dopo avere perentoriamente affermato che vi erano insormontabili ostacoli al full frame  e che la M8 sarebbe stata la digitale “per la vita” (affermazioni entrambe, altrettanto perentoriamente, smentite dai fatti)! In concreto per la singola “uscita” scelgo il corredo che ritengo più idoneo rispetto a quello che mi aspetto di fare: se vado a una manifestazione di giorno, con forte luminosità, preferisco evitare la pellicola perché più condizionante; in tali casi un corredo “mirrorless” con tre obiettivi (equivalenti nel 35mm a 24, 40  e 90) copre la quasi totalità delle situazioni con un peso complessivo inferiore al chilogrammo! Viceversa, per situazioni di luce più contrastata (copertura del cielo, drappeggi di nuvole) o “interni” trovo indovinata la scelta della pellicola anche ad alta sensibilità (ho ancora pochi rulli della favolosa Neopan 1600 in frigo) da usare con obiettivo molto luminoso e soltanto quello. C’è da aggiungere che comunque riesco spesso a complicarmi la vita e così, portando il corredo Olympus, spesso abbino anche qualche ottica “legacy” particolarmente perfomante, come le stesse ottiche Leica M o il Planar 85 1,4 per Contax . Con l’apposito adattatore e grazie allo stabilizzatore sul sensore si fotografa a mano libera ricorrendo  senza particolari difficoltà alla messa a fuoco manuale. Né è da escludere che, quando l’opzione non può essere netta, al corredo Oly venga abbinato anche un corpo Leica con il 35 o il 50.  Per esperienza però trovo spesso inutile e addirittura controproducente operare in contemporanea con mezzi di diversa “matrice” E ciò perché lo scatto deve essere “automatico” e l’approccio ai vari steps immediato. Cosa impossibile se si affianca una digitale a una macchina a pellicola: si cercherà la leva di avanzamento sulla digitale e si tenterà di visualizzare l’immagine su quella a pellicola. Almeno questo è ciò che devo  registrare nella mia piccola esperienza.

5.You own some truly enviable cameras and  lenses, and among them there is your beautiful Leica equipment.
But, ultimately, I know that you uses less “noble”, excuse the term, equipment with great satisfaction and I refer to the Olympus OM-D and Fuji X100.
What brings you to choose a camera over another when you have to go out to take pictures? In addition, do you have a favorite  focal lenght?

The topic lends itself to a thousand mistakes and misunderstandings. I remain convinced that the “equipment” is just a tool, but then I tend to recognize some different effectiveness / efficiency of a tool over another. There are also psychological and cultural aspects, a certain resistance to change, the difficulty to change a certain way of thinking and to question our certainties.  My old affection for Leica remains intact; it started when I was starting the experience of rangefinder photography thanks to the progress of my difficulties to focus accurately with the reflex cameras. I think Leica is unbeatable for a kind of available light  photography and I refer mainly to the black and white film photography. But I must admit that the advent of digital technology has created a revolution that has shocked the closed universe of the “analog” era; it has the merit of presenting photography in a all new “popular” size, sometimes difficult to manage and interpret, but certainly very challenging. In this new universe, new technologies can link up with the cultural experience and the operating assets that had accumulated and thus offer the platform for growth and quality improvement. Digital cameras you mentioned have fit perfectly in my kit, in terms of versatility and ease of use, even if the fascination that emanates from my Leica MP remains unsurpassed. Especially true focal “50”, my favorite, is reason for me preferability of the Leica M film. In fact I could not even tried to implement my equipment alongside my digital Leica, the M8, the “full frame” (M9): I still feel a strong irritant to as Leica has managed the transition to digital, launching the model “full frame “after less than two years after the launch of the M8, and after categorically stated that there were insurmountable obstacles to full frame and that the M8 would be the digital” for life “(both statements, as peremptorily refuted by the facts)! In practical terms for the single “output” choose the kit that I consider most suitable compared to what I expect to do if I go to an event during the day, with high brightness, I prefer to avoid the film because more conditioning, in which case a set ” mirrorless “with three objectives (in 35mm equivalent to 24, 40 and 90) covers almost all situations with a total weight of less than one kilogram! Conversely, for better contrast light situations (cloud cover, curtains of clouds) or “internal” I guessed the choice of the film even at high sensitivity (I still have a few rolls of the fabulous Neopan 1600 in fridge) for use with target very bright and just that. What is more, however, can often complicate my life and so, taking the kit Olympus, often I match even some optical “legacy” perfomante particularly as the same Leica M or Contax Planar 85 1.4. With the appropriate adapter, and thanks to the stabilizer on the sensor shooting freehand using without difficulty to manual focus. Nor is it possible that, when the option can not be clear, the Oly kit is combined with a Leica body with a 35 or 50. In my experience, however, I often useless and even counterproductive work simultaneously with different means “matrix” This is because the shutter speed should be “automatic” and the approach to the various steps immediately. Impossibility if accompanied by a digital to a film camera: it will advance lever on the digital and you try to display the image on the film. At least this is what I record in my small experience.

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6.Dall’alto della tua esperienza, quanto contano secondo te rispettivamente la pazienza, la fortuna e la bravura in un fotografo di strada? Pensi che l’allenamento sia importante?

In qualche modo tutti e tre i fattori da te indicati hanno un peso, mi piace pensare  complementare, anche se non credo si possa escludere in linea di principio la classica botta di c… che può far premio anche sulla bravura e sulla pazienza. Ma se non ci sono queste due doti difficilmente la fortuna troverà il modo di aiutare il fotografo che potrebbe trovarsi a recriminare sulle occasioni perdute. Per questo l’allenamento è importante. Dicendo un’ovvietà solo così si può andare incontro ad una situazione fotografica prefigurandosi le possibili condizioni operative   e adottando, a monte, gli accorgimenti utili per affrontarle con successo. Così, dovendo prevedere spazi ristretti per la ripresa di un evento connotato dalla presenza massiccia di persone, ci si potrà predisporre ad operare con un grandangolo alquanto spinto e operata una lettura critica dell’esposizione in relazione alla condizione di luminosità  e al supporto impiegato (tipo di pellicola o digitale) e applicando i concetti di profondità di campi e di iperfocale, si potrà impostare  sia una messa a fuoco “a zona”  sia una coppia tempo/diaframma in grado di soddisfare le esigenze sia di velocità del movimento sia di corretta lettura  esposimetrica, salvo ovviamente gli aggiustamenti in corsa. Chiaro che ciò può valere sia in campo analogico che in campo digitale (af o meno). Nella dimensione tradizionale tuttavia le variabili in gioco si estendono obbligatoriamente alla qualità dello sviluppo del negativo n un modo più spiccatamente artigianale e richiedono quindi preferibilmente per essere adeguatamente presidiate che la stessa mano che scatta sia anche quella che si occupa del trattamento del negativo. Comunque  secondo me ogni regola   vale entro i limiti dell’esperienza e del tipo di rapporto che ciascuno  riesce ad avere con la pratica fotografica.

6.From your experience, how much does respectively patience, luck and skill matter in a street photographer? Do you think that training is important?

Somehow all three factors mentioned have a complementary weight, although I don’t think we can rule out the classic hit of luck…that may be awarded with the skill and patience. But if there aren’t these two qualities it will be difficult for the photographer to perceive luck and he might complain about lost opportunities. That’s why the training is important. Saying an obvious thing, you can experience a photographic situation at its best only if you think about every possible operating conditions and adopting the devices useful to address them successfully. So, if you will have a limited space for shooting an event characterized by a lot of people, you may use a “very wide” wideangle lens and make a critic reading for exposure in relation to the light conditions and the medium used (film or digital) and applying the concepts of depth of field and hyperfocal, you can set a “zone”focus or a pair of shutter speed / diaphragm able to satisfy the needs of the speed of movement and of the correct exposure, obviously changing them when necessary. Clear that this concept may be true  both in the analog and digital photography ( with af or less). In the traditional way, however, the variables involved extend compulsorily to the quality of the development of the negative in a more distinctly artisan way and it require preferably that the same hand that shoot is also the one that deals with the development of the negative. However, I think that every rule applies within the limits of experience and the type of relationship that everyone is able to have with photographic practice.

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7.Ci sono momenti che preferisci per uscire a fare foto? Inoltre, rispetto alla luce, hai degli orari\stagioni\condizioni climatiche preferite fotograficamente parlando?

Per anni ho agito di buon mattino, facendo anche levatacce, essenzialmente rincorrendo le condizioni di luce migliori e non  intaccando così il tempo  ordinario da trascorrere in famiglia. Man mano che le mie opzioni si sono spostate sul terreno del reportage e del ritratto di strada il mio orientamento verso le fasce orarie si è radicalmente modificato. In definitiva l’unico limite negativo che intravedo è quello della super luminosa giornata di sole nella quale per me l’unica via è di rifugiarmi in interni.

7.Do you prefer some particular moments when you want to go out and shoot? Furthermore, talking about light, do you have some favorite – photographically speaking – times \ seasons \ weather ?

For years I photographed early in the morning, getting up really early, essentially pursuing the best light conditions and  not affecting the ordinary time to spend with the family. As my options have moved to the genre of reportage and street portrait my preferences towards the time of day to shoot has radically changed. The only negative limit that I see is that of the super bright sunny day in which the only way to shoot for me is to take refuge in indoor sets.

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8.Le tue foto di strada sono prevalentemente in bianco e nero. Cosa ti piace di esso rispetto al colore? Cosa ne pensi della eterna diatriba digitale contro pellicola?

Il b/n non distrae e costringe a ragionare e a vedere il mondo secondo una gamma di grigi. Il tema è noto per essere stato affrontato anche di recente da illustri maestri che hanno efficacemente osservato che una cosa è una foto pensata in b/n altra cosa è un’immagine ricavata in b/n da un file a colori. Questione “monochrome” a parte, il fotografo che “è nato con la pellicola” ha secondo me una marcia in più nel riconoscere sia la gamma tonale di una scena sia la risposta (allo spettro della luce) del supporto impiegato. D’altra parte Il digitale agevola molto perché consente di variare in tempo reale la sensibilità in ripresa, e di far ricorso in pp a quei filtri che nella fotografia analogica si usano in ripresa irreversibilmente. A parte la mia  ammirazione e adorazione per le macchine meccaniche, autentiche opere d’arte destinate a sopravvivere al proprietario, credo che il mondo analogico abbia ancora oggi una sua ragion d’essere a condizione  che l’intero processo (ripresa, sviluppo e stampa ) sia curato personalmente dall’interessato. Per me che non ho mai sviluppato da solo ma ho potuto avere  un’ottima esperienza con il mondo della camera oscura grazie all’incontro  con un eccellente professionista, la rivoluzione digitale ha costituito indubbiamente un’opportunità per curare l’intero processo fino alla stampa digitale a casa. Questa esperienza, intrapresa da sette anni, ha richiesto molta pazienza e tenacia, oltre che uno sforzo finanziario non indifferente.  Mi sono di fatto sottoposto a un lungo apprendistato che è  ancora in corso, indubbiamente gratificato da un incremento significativo delle mie competenze e  capacità, insieme alle mie conoscenze dell’universo fotografico,  Mi cimento con il trattamento non solo del negativo digitale ma anche della pellicola negativa digitalizzata a mezzo scanner. Questa impostazione   si basa sul convincimento che i due mondi non siano in opposizione e che a ciascuno di essi possa corrispondere un linguaggio espressivo efficace pur nelle reciproche distinzioni. Diffido istintivamente dalle affermazioni perentorie e intransigenti di chi formula l’elogio della camera oscura tradizionale e della stampa di una volta, e magari non se ne è mai occupato personalmente, D’altra parte, è significativo che  ad un’osservatore imparziale e non sprovveduto sia capitato  più di una volta di non riuscire a distinguere, o di distinguere con difficoltà, stampe “tradizionali” da stampe “digitali” ….

8.Your street photos are mostly in black and white. What do you like it compared to the color? What do you think of the eternal diatribe digital against film?

The b/w is non-distracting and forces you to think and see the world in a range of grays. The theme is also known to have been addressed recently by distinguished teachers who have effectively observed that such a thing is a picture designed in b/w and another else is an image obtained in b/w from a color file. Question “monochrome” aside, the photographer who “was born with the film” has in my opinion a plus in recognizing both the tonal range of a scene and the answer (to the spectrum of light) of the medium used. On the other hand digital facilitates much because it allows to vary in real time the sensitivity of the sensor, and in pp may be invoked those filters that in analog photography are used irreversibly during the shooting. Apart from my admiration and adoration for mechanical cameras, original works of art designed to survive to the owner, I think the analog world today still have a raison d’etre if the whole process (shooting, developing and printing ) is personally supervised by the shooter. I’ve never developed on my own but I had a great experience with the world of the darkroom thanks to an encounter with an excellent professionist, so, to me, the digital revolution has certainly made an opportunity to treat the whole process until the digital printing at home. This experience, undertaken by seven years, has required a lot of patience and tenacity, as well as a considerable financial effort. I had a long apprenticeship that is still in progress, no doubt gratified by a significant increase in my skills and abilities, along with my knowledge of the photographic universe, I’m wrestling with the treatment not only of digital negative files but also with negative film made digital by the scanner. This approach is based on the belief that the two worlds are not in opposition, and that each of them can match an expressive language effectively even in each other’s differences. I instinctively distrust the peremptory and uncompromising statements of those making the praise of traditional darkroom and printing, and maybe they have never been personally involved in it; on the other hand, it is significant that to an impartial and skilled observer it happened more than one tiime that he could not distinguish, or to distinguish with difficulty,  “traditional” prints from “digital” print ….

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9.Raccontaci come è scattare in Sicilia. Cosa ti affascina della nostra gente? Qual’è il più grande pregio e quale il più grande difetto dei siciliani?

Senza scivolare nei luoghi comuni, credo che il mix di atavica rassegnazione e di provocatoria sfrontatezza che costituisce quasi il dna della nostra gente possa fornire la classica marcia in più per una raccolta di appunti sulla sicilianità  senza ovviamente avere la pretesa di esaurire il quadro antropologico. Quelle espressioni  sospese a metà tra la ribalderia da brigante ottocentesco e il candore innocente della povera creatura indifesa…. e l’intensità di sguardi che  raccontano ancora oggi secoli di privazioni, di ingiustizie, di miseria ma anche di riscatto e di emancipazione.

9.Tell us how shooting in Sicily is. What does fascinate you about our people? What’s the greatest asset and what is the biggest flaw of the Sicilians?

Without slipping into clichés, I think the mix of ancestral resignation and provocative effrontery which is like the DNA of our people can provide the classical edge over for a collection of notes on the Sicilian obviously without claiming to exhaust the anthropological context. Those expressions suspended halfway between the villainy of nineteenth-century robber and the whiteness of the innocent poor helpless creature …. and the intensity of eyes that tell hcenturies of deprivation, injustice, misery but also of redemption and emancipation.

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10.Per finire, consigliaci un libro di fotografia. Perché proprio questo?

Dribblando le opere dei grandi maestri, suggerisco un libro di uno storico della fotografia, il francese Clément Chéroux, intitolato “L’errore fotografico”. L’ho trovato molto interessante e lo raccomando perché, lungi dal formulare un elogio dell’errore o dal presentare un museo degli orrori, offre un’interessantissima e divertente lettura del lapsus quale strumento cognitivo della fotografia stessa.

10.Finally, reccomend us a photography book. Why did you choose this?

Dribbling the works of the great masters, I suggest a book by a historian of photography, the french Clément Chéroux, entitled “The photographic errors.” I found it very interesting and I recommend it because, far from making a praise of mistake or from presenting a museum of horrors, it offers a very interesting and fun read of the “lapsus” as a cognitive tool of photography itself.

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E’ stato un piacere averti intervistato. Manda un saluto e un consiglio a tutti i lettori!

Grazie a te per lo spazio e l’attenzione. Saluto i lettori che spero numerosi e auguro loro di fare con lo strumento fotografico, quale esso sia, un’esperienza espressiva creativa e vivificante.

It was a pleasure to interview you. Send a greeting and an advice to all the readers!

Thank you for the space and the attention. I greet the readers and I wish them to do with the photographic instrument, whatever it is, an expressive creative experience and life-giving.

TUTTE LE FOTO PRESENTI NELL’ARTICOLO SONO PROPRIETA’ DI LORENZO D’ASARO E IN QUANTO TALI SONO SOGGETTE A COPYRIGHT. IL LORO UTILIZZO SENZA AUTORIZZAZIONE DELL’AUTORE E’ ASSOLUTAMENTE VIETATO E PERSEGUIBILE SECONDO LEGGE.

ALL PHOTOS ARE PROPERTY OF LORENZO D’ASARO AND THEY ARE SUBJECT TO COPYRIGHT. USING THEM WITHOUT THE AUTHOR’S AUTORIZATION IS STRICTLY FORBIDDEN.

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