Fotografia di strada ed inconscio

 

Non conosco la lingua araba nè tantomeno sono capace di leggerla.

Mi trovo a Marrakech nei pressi di Jamaa El Fna quando la mia attenzione viene catturata dall’intensa luce che squarcia l’ombra di una galleria affollata.

Per ottenere un forte contrasto, espongo per le alte luci ed attendo che qualche figura particolare venga (s)colpita da quella luce.

Non devo attendere molto perchè i miei sensi mi facciano notare un passante che, per non essere accecato, copre il suo volto con un pezzo di cartone.

Scatto una, due, forse tre foto consapevole che probabilmente in quei pochi attimi sono riuscito ad ottenere una “buona” fotografia.

Mesi dopo – la foto è stata scattata ad Ottobre 2015 e oggi siamo ad Aprile 2016 – decido di pubblicare una delle foto in questione. Gli apprezzamenti non tardano ad arrivare, ed insieme ad essi un fotografo “arabo”mi fa notare cosa ci sia scritto su quel pezzo di cartone: “The Eye of the King”, l’occhio del Re.

 

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Fig.1 “L’occhio del Re”

 

Rimango stupito e piacevolmente sconvolto.

Appassionato come sono al funzionamento della mente, al pensiero umano, alla coscienza e a tutto quello che ci gira intorno comincio a riflettere sull’accaduto.

La nostra mente è molto più capace di quanto la nostra coscienza voglia darci a vedere?

Siamo capaci di intendere qualsiasi linguaggio a prescindere dal grado di comprensione che abbiamo di quella data lingua?

E’ solo un caso che il mio occhio sia stato catturato proprio da quel passante con quel pezzo di cartone?

Mi viene in mente un articolo letto di recente che parla di una delle migliori foto di Alex Webb. Nella foto, Webb ritrae un bambino con una “palla” che rotea sul proprio indice, simile ad un mappamondo che gira. Solo tempo dopo aver scattato la foto, guardandola con attenzione, Webb si accorge di un’altra palla nell’inquadratura. In alto a sinistra, in lontananza, fa capolino una palla da basket, sospesa proprio nell’attimo dopo aver attraversato il canestro.

 

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Fig. 2 Alex Webb, Tehuantepec, Mexico, 1985. 

 

Come è possibile?

E’ vero che la fortuna aiuta una mente “preparata”,  ma è pur vero che il buon Alex ammette di aver scoperto solo a posteriori la seconda palla nell’inquadratura.

Quindi, che ruolo gioca il nostro inconscio nella creazione di una fotografia?

Perchè decidiamo di scattare in quel preciso attimo tra tanti attimi possibili, così vicini e così simili tra loro?

Uno dei collegamenti che mi piace ipotizzare riguarda la recente scoperta delle onde gravitazionali. In breve, senza scendere in dettagli scientifici che poco ci importano in questo contesto, ciascun corpo dotato di massa – e quindi ciascuno di noi – deforma con la propria presenza lo spazio-tempo in cui si trova.

Tradotto: la mia presenza in un dato posto, in un dato momento, in una data situazione modifica l’ambiente e gli eventi circostanti.

Sensazionale!

 

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Fig. 3 Onde gravitazionali

 

Può dunque la nostra volontà determinare ciò che ci si presenta davanti?

E’ la nostra coscienza a dirci quando e cosa scattare, o si tratta di qualcosa di più profondo e ad oggi poco conosciuto?

Non possiamo avere a riguardo una risposta precisa.

 

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Fig. 4 “Shoshin”, ideogramma giapponese per “mente di principiante”

 

Vivo l’atto fotografico con una mente da principiante, come un momento di meditazione “attiva”. Metto progressivamente a tacere la coscienza seguendo istintivamente gli odori, le luci, i suoni che l’ambiente circostante mi offre, cercando di trovare – e quindi di seguire – “il flusso” di tutte le cose che inevitabilmente mi porterà davanti a qualche bella situazione e, se sono “fortunato”, a qualche bello scatto.

Dunque lasciarsi cullare dal flusso, mantenendo una mente “vuota”, influenza la realtà che ci circonda?

“…Non sappiamo, che davvero non sappiamo, siamo solo dei poveri e limitati esseri umani. Il pesce rosso non capisce chi gli cambia l’acqua nel vaso!”

Mi trovo a Marrakech nei pressi di Jamaa El Fna quando la mia attenzione viene catturata dall’intensa luce che squarcia l’ombra di una galleria affollata…

 

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Fig. 5 La foto “incriminata”. Giorgio Scalici, Marrakech, Marocco, 2015

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